sabato 29 novembre 2008

Un linguaggio da vedere: Michael Wesch

Ricordate i “video virali” che qualche tempo fa hanno spopolato su internet: “The Machine is Us/ing Us” e “A Vision of Students Today”? Sono stati realizzati da Michael Wesch, antropologo americano.
Quando si parla di web semantico, molti blogger indicano il video di Wesch come l'unico in grado di definirne la complessità. Ci sono persone talmente entusiaste del linguaggio inventato dal professore che se lo postano e ne consigliano la visione, considerandola imperdibile per chiunque si colleghi. Sì, il punto credo sia la community, l'interconnessione tra individui, il fatto di parlare una lingua nuova, comune, buona per tutti, e quella lingua c'era già, ma si trattava di decodificarla. Molti compiti assegnati agli studenti non riescono ad andare oltre il semplice atto dello studente che li prepara e del professore che li giudica. Ma i compiti nella classe di antropologia dal professor Michael Wesch alla Kansas State University sono stati visti in giro per il pianeta da qualcosa come 1 milione e mezzo di persone.
I video prodotti dalla classe di Wesch raccontano i problemi degli studenti del ventunesimo secolo alle prese con la scuola e l’università di due secoli prima. Uno dei video è stato visto, ad ora, più di 1,7 milioni di volte.
Il senso dei filmati degli studenti è ben sintentizzato nella citazione di apertura del video stesso, presa da McLuhan: Il bambino di oggi è sconcertato quando entra in un ambiente del diciannovesimo secolo che ancora caratterizza il sistema formativo dove l’informazione è scarsa ma ordinata e strutturata secondo materie e programmi organizzati secondo modelli classificatori e frammentati (Marshall Mc Luhan 1967).

sabato 22 novembre 2008

Sandro Curzi: un ricordo

Di Sandro Curzi si diranno molte cose in questi giorni, ma voglio ricordare due episodi che ricordo in particolare. La misura dell’uomo e professionista dell’informazione mi sembra esserci tutta. Era l’ottobre 2006 e si parlava di privatizzare la Rai. Discorso trito. Un comico toscano aveva bestemmiato in diretta in un reality molto seguito su Rai2. Si sollevava ogni tipo di critica al servizio pubblico, e Casini proponeva di vendere la Rai. «Dopo le bestemmie in diretta e i pacchi (ormai a tutte le ore) vorrei sapere se ancora qualcuno ha il coraggio di condannare la mia proposta di privatizzare una rete Rai», domandava. Sui giornali il polverone occupava più pagine di quante ne meritasse. Dove erano finiti «i contenuti di alto valore sociale del servizio pubblico?», il leader Udc cavalcava l’onda populista, raccogliendo ampi consensi. Ma ecco che interveniva a calmare gli animi il consigliere Rai Sandro Curzi. Invece di vendere tutte le reti Rai, così da poter disporre di sei o sette reti nazionali commerciali e private dove bestemmiare tutti di più, Curzi invitava la politica a non occuparsi delle «bestemmia sfuggite a un comico ma di grandi e illuminate regole di settore» (…). Una voce fuori dal coro.Coraggiosa anche la presa di posizione del giornalista garantista, quando si trattava di mandare in onda il famoso filmato della Bbc, ‘Sex crimes and Vatican’, nel maggio 2007, e organizzare un dibattito sulle dure accuse a Benedetto XVI di aver coperto lo scandalo internazionale dei preti pedofili. L’ex direttore del Tg3 si batteva come un leone, convinto della necessità di trasmettere tutto il video, dal momento che era tra i più seguiti del sito http://www.video.google.it/. Dimostrava così di essere molto più avanti dei suoi interlocutori per diversi importanti aspetti culturali. E spiegava alla fine della storia «Leggo ora dichiarazioni di colleghi consiglieri che si attribuiscono il merito di aver dato ‘indicazioni di pluralismo, di corretta informazione’ e addirittura di aver dato il ‘via libera’ alla trasmissione di ‘Sex crimes and Vatican’: proprio gli stessi che da settimane si oppongono al suo acquisto e alla sua messa in onda anche con pubbliche dichiarazioni e che hanno bloccato per due giorni il CdA con questa pretesa. Ieri mezzo CdA, compreso il presidente, è stato costretto ad uscire dalla sala riunioni per impedire alla maggioranza consiliare di perpetrare un gravissimo atto, inedito nella pur tormentata storia recente della Rai: la censura preventiva e la cancellazione di una trasmissione giornalistica». Grazie Sandro.

sabato 15 novembre 2008

La corsa alla politica-web di Usa, Francia e Gran Bretagna

La campagna YouTube non è solo americana, come dimostra la vittoria di Barack Obama e la sua campagna elettorale.
Anche Francia e Gran Bretagna stanno sposando la politica del web, Nicolas Sarkozy sta intensificando la sua presenza online con una ricca postazione in Second Life - con tanto di auditorium, video e tabelloni informativi - e un sito pieno di video e contenuti.
Lo stratega della comunicazione web si chiama Loic La Meur, un noto blogger francese, ora consulente del presidente francese Il premier britannico Gordon Brown intanto si sottopone regolarmente a un “question time” su YouTube, rispondendo alle domande (filtrate?) dei cittadini, con l'intento di avvicinare gli elettori più giovani. Respingendo, così, le accuse dell'opposizione che lo considera un politico 'vecchio stampo'.
A Natale dell'anno scorso pure la regina Elisabetta ha lanciato un canale dedicato, "the royal channel" - ci sono 23626 iscritti, per un totale di 1.728.408 visualizzazioni. La monarchia britannica nel corso degli anni si è sempre mostrata interessata alla tecnologia. Nel 1976, durante una visita alle forze armate, Elisabetta spedì la sua prima email, risale invece al 1997 il lancio del sito e al 2006 il primo messaggio alla nazione scaricabile da internet.

venerdì 14 novembre 2008

www.obama.blogspot.com

Obama è il primo presidente di colore - Federica G. - della storia degli Stati Uniti d'America.
La costruzione della sua candidatura nasce dal basso - Fabiola - come esempio di democrazia e cambiamento - Arianna -, infatti il cambio di rotta - Maria Laura B. - ha avuto una parte fondamentale nella costruzione della comunicazione, ed è per questo che ha vinto l'idea che si potesse realizzare il cambiamento - Maria Laura P. -.
Si è imposto alle primarie grazie al web - Federica G. - (web protagonista) - Martina -, come dimostrano i dati pubblicati da Nielsen//NetRatings sbaragliando la concorrenza di Hillary Clinton e John Edwards - Emmanuele -, ma anche al contributo dei giovani - Alessandra -,che lo hanno sentito come uno di loro - Matteo -, come dimostrano una ricerca condotta sull'utilizzo del web in base alle fasce di età - Federica M. -.
Fare rete - Ilaria -: è la ragione del successo della campagna di Obama, riuscendo a tirare dentro il maggior numero di persone possibile col minor dispendio di mezzi.
La vincente politica 2.0 - Emmanuele - di Obama è frutto almeno in parte del sapiente uso che ha saputo fare dei nuovi media, mutando il rapporto tra pubblico e informazione, e superando la TV come ruolo leader - Silvia -, come dimostra il suo video spot-documentario - Emmanuele -, ma anche i quotidiani - Federica M. -.
Obama come prodotto del mercato web - Sonia -, definito Presidende.com - Erika - grazie al massiccio e sistematico uso dei social network, quali facebook - Angela -, myspace - Federica M. -, youtube - Emmanuele -, linked - Caterina -, iTunes - Emmanuele -, Twitter - Federica M. -, Flickr - Federica M. -, ma anche degli sponsor nei videogiochi - Emmanuele -, della posta elettronica - Emmanuele - e di contenuti speciali dell'iPhone - Angela -.
Cercare il nome di Barack Obama su Google - Federica M. - vuol dire trovare informazioni nelle 95.300.000 pagine, su google video cliccare 148.000 link e su YouTube vedere 430.000 filmati, con l'utilizzo del web ha anche raccolto i fondi - Erika - per la sua campagna elettorale.

sabato 8 novembre 2008

Le elezioni 2.0

Vedere, partecipare, capire: si riassume così il senso della grande campagna mediatica del neopresidente degli Stati Uniti d'America. Barack Obama conduce la sua campagna su YouTube, contro la logica televisiva dei sound bites, e anche un critico televisivo come Aldo Grasso riconosce il web come il mezzo "più essenziale e immediato", mentre la televisione segna il passo. Obama ha tratto dal Web creatività, soldi e organizzazione. Questa è stata la sua forza. E l'ha fatta rimbalzare sui media tradizionali sotto forma di spot e idee. Una imponente onda energetica che è arrivata fino a pezzetti di territorio considerati da decenni irrecuperabili al Partito Democratico. Lo racconta il caso della contea di Avery County nei Monti Appalachi del North Carolina. L' attivismo è stato generato, organizzato e alimentato grazie ai Social Network.La Rete ha decretato il successo dei tempi lunghi di un discorso come quello di 38 minuti sul razzismo, che più di 5 milioni di persone hanno cliccato. Secondo il Center for Media and Public Affair si è passati dai 42 secondi di media delle dichiarazione delle elezioni presidenziali del '68, ai 9,8 dell'88 fino ai soli 7,2 secondi del 1996. Nel grafico diffuso da TechPresident sul minutaggio totale dei due candidati su YouTube, il predominio di Obama su Mccain è stato schiacciante: Obama conta 14 milioni e passa di ore; McCain solo 488 mila.Un esempio dell'innovazione tecnologica è stata la combinazione di Twitter e dello streaming video: lo staff ha inviato messaggi per avvisare dell’imminente discorso di Obama in diretta sul web. E il servizio ha registrato punte di 3.000 utenti simultanei.La 'generazione Obama'è fatta di ragazzi cresciuti negli anni '90, che hanno passato la loro adolescenza tra Bush, l'11 settembre e la guerra in Iraq. Sono cresciuti con un'informazione catastrofista come quella della Fox, e senza nessuna prospettiva economica. "Eppure questi giovani sono diventati più idealisti e attenti all'informazione di qualità delle generazioni nate fino agli anni Ottanta" spiega Peter Levine, esperto di voto giovanile. Il 66% degli elettori tra i 18 e i 29 anni ha votato per Obama, la loro partecipazione è aumentata del 6%, fino al 55% dell'elettorato giovanile. Un record.

venerdì 7 novembre 2008

UN PO' DELLA MIA TESI (marzo '08)

Le psicotecnologie hanno reso:
1 - più facile comunicare i contenuti emotivi
2 - l’interazione a distanza non lineare ma composta da quanti partecipano alla comunicazione
3 - possibile cambiare le forme di pensiero costituite dalle psicotecnologie precedenti, televisione e cinema, che avevano reso possibile a loro volta la creazione di un inconscio comune. Esso perde la modalità esclusivamente manipolatoria con l’interattività, momento critico dei sistemi di comunicazione a distanza e caratteristica rivoluzionaria che permette l’evoluzione ora descritta
4 - ipotizzabile la modifica di una abitudine socialmente condivisa da più di 2000 anni: il privilegiare un emisfero (il sinistro) detto dominante del cervello umano dell’uomo occidentale.

Considerazioni
Ma soffermiamoci sui primi tre punti: il ritorno del linguaggio ‘del cuore’, di cui testimoniano l’efficacia comunicativa il successo di Nicolas Sarkozy in Francia, e l’affermazione inaspettata nella corsa alla Casa Bianca di Barack Obama. Per quanto riguarda poi il secondo punto, citerò il ‘V-day’ di Beppe Grillo, come esempio di richiamo delle iniziative dei blog politici molto frequentati dagli internauti. Sul terzo capoverso infine, trovo affascinante pensare che in un futuro non troppo lontano si possa aprire la frontiera dell’interattività: essa muterebbe i termini della comunicazione, ma già si avvertono spinte rinnovatrici del linguaggio e l’esserci interattivamente modifica la formulazione dei messaggi: partecipare è il messaggio.